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Per un Paese capace di futuro

Carissimi amici, nell'incontro di "Condividi la Conoscenza" tenutosi alla IULM di Milano lo scorso giugno, avevamo preso l'impegno di dare voce a tutti i contributi emersi durante il convegno stesso e raccolti da questo sito per presentarli indistintamente a tutto l'arco parlamentare -certo non immaginavamo di presentarli così presto, ma tant'è... Ecco, dunque, un breve ma inteso sunto delle riflessioni emerse, evidentemente aperto a nuove solecitazioni e contributi. Allo stesso modo chi volesse aggiungere la propria firma al documento è sufficiente che invii una mail segnalando la propria adesione.
 
 
Affrontare il nodo dell'Innovazione non significa solo aggiungere qualche risorsa nella ricerca di base e defiscalizzare la ricerca applicata, ma ridefinire trasversalmente il sistema istituzionale e normativo, parlare di innovazione senza affrontare le questioni della partecipazione, dell'innovazione tecnologica del sistema, delle infrastrutture della comunicazione digitale e analogica, della filiera formativa, del sistema della ricerca di base, dei nuovi diritti del lavoro e conseguentemente del welfare nell'ambito del lavoro cognitivo, significa ritenere erroneamente che la Società della Conoscenza richieda una competenza in più da giustapporre a quanto già esistente, senza che questa vada ad intaccare i diversi settori consolidati. Fare dell’Europa "...l' economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” entro il 2010, questo l’obbiettivo dell’Agenda di Lisbona rispetto alla quale l'Italia è nella coda dei paesi europei.
Nella classifica dell'indice di competitività del World Economic Forum, Network Readiness Index siamo al 38° posto ed è una magra consolazione sapere che due anni fa eravamo al 45° visto che praticamente tutti i paesi europei, anche nuovi arrivati, ci precedono.
 
 
CAPIRE IL CAMBIAMENTO
Oggi il 70% dell’economia europea è costituito dai servizi (è il 75% negli States): proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel 70%. A fronte di questa percentuale occorre osservare che in Italia il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l’espressione di un modello economico industriale manifatturiero. Se vogliamo che l'Italia sia protagonista nello straordinario cambiamento in corso dobbiamo stimolare l'innovazione in ogni aspetto della società.
 
Oggi il fattore di cambiamento che dà corpo al processo di innovazione che sta interessando l'intera umanità è Internet, la rete che connette in modo interattivo milioni di computer con la loro potenza di calcolo. Occorre capire che la rete digitale non è un mondo parallelo ma un'estensione del mondo relazionale e informazionale della nostra società.
 
In Italia i dati parlano chiaro: 88.800 imprese IT (415.000 addetti e 301.800 dipendenti), di cui 75.000 di informatica (software), il comparto ICT occupa oltre un milione di persone (fra domanda ed offerta) principalmente impegnati in imprese da 1 a 9 addetti; i primi 10 operatori hanno il 50% del mercato IT, i primi 50 il 90%; agli altri (essenzialmente le migliaia di microaziende) il resto. Il 90% delle risorse (pubbliche e di mercato) nel settore ITC sono orientate all'acquisto di beni e servizi prodotti da "altre economie" che non quella nazionale.
 
La spesa pubblica, con la sua capacità di indirizzo del mercato, è indirizzata verso gli operatori in analoga proporzione mentre il dato occupazionale è rovesciato e va messo in relazione con l'attività commerciale e di intermediazione a fronte della bassa produzione diretta di software, servizi e ricerca di base e/o applicata. In Italia la spesa informatica è molto bassa rispetto agli standard internazionali, con una carenza di investimento in innovazione da parte della Piccola e Media Impresa.
 
Le imprese sotto i 50 dipendenti investono in IT una media di 1.500 Euro annui, contro i 1.839 delle medie e i 2.654 della grande industria. In una situazione del genere le università, con significative eccezioni che per ora non hanno fatto scuola, non hanno saputo stimolare la nascita di nuova impresa, né incidere nello sviluppo di quelle esistenti, mentre si assiste ad un crollo dell’investimento pubblico nella ricerca.
 
Per ovviare a questa situazione di doppio stallo e fare del software una risorsa strategica occorre riconoscere degli obiettivi strategici: modello di specializzazione del paese nel quale il software deve essere valorizzato come strumento di innovazione dell’industria ICT e basata sull' ICT e come bene/merce; affermare una cultura della valutazione e della valorizzazione delle eccellenze; attivare politiche di rafforzamento delle imprese esistenti e creazione di nuove (prodotti, servizi e crescita dimensionale; politiche ed iniziative di livello europeo, sostenendo le industrie primarie ICT (politiche di sostegno dell’offerta) e le industrie secondarie ICT (politiche di favorire l’investimento pubblico a fondo perduto a sostegno della domanda); ricerca, specialmente di base.
 
Un'economia della conoscenza passa dall'orientamento al servizio, dallo sviluppo della Tecnologia dell'Informazione, dalla liberalizzazione del mercato caratterizzata dallo sviluppo di servizi qualificati rivolti alle imprese ed ai consumatori, dal software alla progettazione. Non solo data-entry non solo call center. Ciò che rende innovativa l’esperienza è la capacità culturale di cogliere le potenzialità del digitale.
 
 
UN NUOVO PATTO PER IL LAVORO CHE CAMBIA
La natura del lavoro, la natura della produzione, sono chiamate in causa in modo non rinviabile dalla dimensione digitale, con la sua pervasività, la sua interconnessione e la sua interazione. L’innovazione tecnologica nell’era digitale interessa tanto il prodotto quanto il processo.
 
La dimensione cognitiva del lavoro diviene così centrale nella produzione di valore anche nei processi di innovazione che interessano settori maturi. Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la dimensione soggettiva e la centralità delle persone, qui il consumatore partecipa direttamente alla definizione del prodotto. Dai contenuti audiovisivi alla modificazioni delle soluzioni del design è esaltata la modalità concorsuale collettiva nella produzione creativa del lavoro cognitivo, con processi di relazione assolutamente diversi da quelli lineari.
 
La conoscenza e la sua condivisione sono condizioni costitutive per la produzione di valore cognitivo e prevedono l’apertura evolutiva a modalità e a codici espressivi imprevedibili: risulta perciò necessario operare scelte tecnologiche e normative tali da non precludere futuro.
 
Nell'era della conoscenza il vero capitale delle imprese è costituito dalle persone e dalla loro qualità, fatta di esperienza, impegno, idee.
 
Perché questa ricchezza possa essere sviluppata è necessario che i nuovi imprenditori e le nuove idee possano emergere negli unici settori dove ciò è possibile in un paese sviluppato: quelli ad alta intensità di conoscenza. Per questo sono cruciali la promozione e la tutela dei lavoratori della conoscenza, così come la creazione di condizioni meritocratiche e non assistenziali al fine di trattenere i nostri migliori talenti e, magari, di attrarre quelli degli altri.
 
Il Patto del Welfare è stato importante così come la suo approvazione da parte dei lavoratori, oggi occorre definire in modo partecipato un Welfare per la Conoscenza attraverso un patto con le nuove generazioni di lavoratori cognitivi.
 
 
LE CONDIZIONI NECESSARIE PER NON PRECLUDERCI IL FUTURO
Occorre garantire: competitività, concorrenza, accessibilità, partecipazione, ricerca e sviluppo. E’ una questione democratica perché ha a che fare con beni comuni e diritti universali. In Italia non si tratta soltanto di registrare un ritardo fisiologico dovuto alla necessità di adattamento di un sistema attraverso approssimazioni successive, occorre un salto.
 
 
UNA METODOLOGIA E UNA CULTURA DELL'INNOVAZIONE
Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l'economia della conoscenza.
 
 
L'EDUCAZIONE NECESSARIA
Per disporre di uno sguardo adeguato al cambiamento in atto occorre un impegno per politiche di educazione e formazione che affianchino il welfare della conoscenza.
 
La Commissione Europea propone "Un approccio europeo all'alfabetizzazione mediatica nell'ambiente digitale", affinché tecnologie differenti e complementari con quelle analogiche, contribuiscano alla dimensione educativa necessaria ai diversi livelli del percorso scolastico.
 
Una dimensione inclusiva che richiede una nuova definizione del rapporto docente/discente nei processi cognitivi per cogliere le opportunità attraverso la necessaria profondità.
 
Una alfabetizzazione digitale a partire dai primi cicli formativi consente di formare una effettiva cultura informatica per poter governare ed usare i cambiamenti della tecnologia digitale con piena consapevolezza.
 
 
UNA RETE DI RETI, UN'UNICA RETE, UNA RETE NEUTRALE
L'accesso ad Internet deve essere un servizio universale di pubblica utilità, quindi con garanzie di continuità nella connessione e concorrenza tra gli operatori finalizzata alla riduzione dei costi.
 
La neutralità della rete è la garanzia per il concorso competitivo per applicazioni, servizi e contenuti che si definiscono e si propongono attraverso la rete stessa.
 
La separazione tra rete e servizi deve essere garantita dall'Authority con componenti autorevoli e indipendenti e con la dotazione di poteri di intervento e sanzione adeguati.
 
Oltre alle opportunità del WI-MAX, oltre all'obbligo di servizio pubblico che gli operatori devono garantire nelle aree disagiate, occorre una integrazione di sistema tra le reti esistenti e in previsione affinché le potenzialità della rete, a partire dall'infrastruttura a Banda Larga, costituiscano una opportunità non discriminante.
 
L'integrazione delle reti potrebbe essere gestita da una Public Company pubblico/privata partecipata dagli operatori del settore che utilizzerebbero come risorsa disponibile la rete di cui dispongono.
 
Così attraverso la forma aggregativa o federativa la partecipazione delle società di servizi pubbliche insieme ai privati garantirebbe una direzione efficace per un mercato aperto con la possibilità del controllo pubblico degli Enti Locali.
 
 
LA CULTURA INFORMATICA COME ELEMENTO COSTITUTIVO PER LA SOCIETA' DELLA CONOSCENZA
Nell'economia della conoscenza la possibilità dello sviluppo, di protagonismo e di attrazione nel mercato globale è legata agli investimenti in informatica.
 
La ricerca di base svolta nelle università e nelle aziende in stretta relazione consente un rapido trasferimento dei risultati, ciò insieme alla funzione di indirizzo della domanda pubblica costituisce un fattore strategico.
 
Le misure di sostegno ed incentivo alla collaborazione devono essere centrate sullo sviluppo dell'informatica per innovare in modo efficace ed adattativo la catena di produzione del valore.
 
Condividere i codici aperti, riusare le applicazioni, così facendo la PA può rendere visibile ed efficace la rete come impresa cognitiva collettiva.
 
 
L'OPPORTUNITA' DELL'AGENZIA NAZIONALE PER L'INNOVAZIONE A MILANO
L'Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l'Innovazione ha iniziato il suo cammino. Con la legge 266 del 2005 si definiva lo scopo dell'Agenzia"accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali". I criteri direttivi dello statuto prevedono compiti di promozione, coordinamento per la previsione delle tendenze tecnologiche, scientifiche ed economiche.
 
Di percorsi formativi e di accompagnamento dei processi di innovazione e di valutazione dei progetti di innovazione legati a "Industria 2015" così come per il 7° Programma Quadro dell'UE.
 
L'Agenzia potrà studiare modelli di collaborazione pubblico/privato e anche stipulare convenzioni conseguenti.
 
E' evidente lo sforzo coerente degli ultimi due Governi di dare corpo ad una funzione di accompagnamento dell'industria italiana verso i processi di innovazione.
 
E' altresì evidente che le prerogative attribuite all'Agenzia le consentono di essere lo strumento di relazione con i propositi di competitività nell'economia della conoscenza che l'Europa ha definito con "Agenda di Lisbona". Nella relazione tra queste due funzioni il distretto industriale italiano per antonomasia può avere un ruolo da protagonista nel mercato globale come distretto dell'innovazione.
 
Un ruolo utile anche per il resto del Paese, sarebbe di poca utilità se si riducesse ad essere uno sportello decentrato. Proprio la definizione efficace dei criteri per l'attività istituzionale dell'Agenzia può trovare una coerente modalità innovativa attraverso un processo aperto e partecipato da parte di coloro che dell'Agenzia dovrebbero poi avvalersi.
 
La modalità di partecipazione ad un tavolo delle rappresentanze sociali dei diversi interessi in gioco"multistakeholder" insieme alle possibilità di partecipazione informata via web costituisce non solo la garanzia di qualità per l'Agenzia ma ad un tempo costituisce la pratica coerente della sua funzione di raccordo e di accompagnamento per una rete distrettuale e nazionale che vuole essere capace di futuro.
 
 
FARE INCONTRARE CREDITO E CREATIVITA'
E' necessario e virtuoso riequilibrare l'investimento pubblico e quello privato nella relazione ricerca-sviluppo-trasferimento-creazione d'impresa attraendo i capitali privati con incentivi fiscali, semplificazione delle procedure e facilità di accesso al capitale di rischio.
 
Occorre una strategia seria per sviluppare la figura e la funzione degli operatori del capitale di rischio, oggi surrogata dalle banche, perché gli operatori del capitale di rischio rappresentano figure efficaci per la generazione di imprese derivate e imprese tecnologiche avviate originate nella relazione tra università e impresa.
 
La vivacità di queste imprese, accompagnata dalla elasticità del capitale di rischio ha una funzione indispensabile per il trasferimento della ricerca dentro a processi di innovazione. Nella realtà italiana caratterizzata dalla diffusione della piccola e media impresa questa è una funzione vitale perché essa acquisisca una visione strategica dell'innovazione tecnologica.
 
 
LA PA PER UN'ECONOMIA DELLA CONOSCENZA
La PA dispone della principale condizione per un'economia della conoscenza nell'era digitale interconnessa, questa condizione risiede nella natura della funzione relazionale che essa ha con i cittadini.
 
La PA costituisce l'aggregatore sociale più grande e diversificato, ciò che si rende necessario perché questa condizione sia un fattore abilitante per un'economia della conoscenza è il cambio di senso di questa funzione relazionale.
 
Oggi tutti i cittadini hanno una densa relazione con la PA attraverso l'ottemperamento di pratiche e procedure per la richiesta di documenti, di certificazioni, di permessi, di autorizzazioni ecc., una relazione che ha l'intensità di una vita.
 
Il senso della relazione può cambiare se si attivano pratiche di partecipazione informata dei cittadini, i quali grazie all'interattività della rete digitale possono accedere allo straordinario patrimonio informativo costituito dalle attività svolte dalla PA lungo la storia ben oltre la vetrina della Legge 241.
 
E' evidente che ciò comporta una riorganizzazione del back office e lo "spolveramento" degli scaffali degli archivi, così come richiede alla stessa articolazione fisica della PA di costituirsi come spazio di relazione interattiva.
 
A partire dalle politiche di e-government e di digitalizzazione dei processi, ma andando molto oltre, la relazione interattiva con i cittadini consente a questi ultimi di contribuire alla organizzazione del patrimonio informativo non solo attraverso il tipo di domande e di osservazioni rivolte alla PA, ma anche attraverso un lavoro di diretta contribuzione informativa.
 
Del resto già sono disponibili le migliori esperienze di partecipazione informata per la definizione della VIA, così come le esperienze digitali dell'Agenda 21 in Rete, piuttosto che i Referendum locali: quanti effetti NIMBY in meno!
 
Questo rovesciamento di senso nella relazione tra PA e cittadini, non avrebbe solo una conseguenza per la PA in termini di efficacia, efficienza e trasparenza, ma contribuirebbe in modo straordinario alla definizione di un'attitudine, di una pratica, di una cultura della partecipazione dei cittadini come prosumers come produttori/consumatori, cioè alla definizione di uno dei fattori abilitanti per un'economia della conoscenza: la riduzione ed il superamento del divario culturale per un uso della rete non solo appropriato ma consapevole.
 
Un approccio adeguato all'economia della conoscenza insegna ad imparare dagli errori, i quali sono utili laddove scomposti e analizzati.
 
 
LA POLITICA CHE CAMBIA: PER UNA DEMOCRAZIA DIGITALE
La rete non è la virtualità sostitutiva e contrapposta ai luoghi di partecipazione, ne costituisce, invece, una complementarietà.
 
La partecipazione informata in rete è una partecipazione diretta, essa costituisce il presupposto di risignificazione e di ridefinizione delle forme e dei luoghi, che può permettere una cessione/condivisione di quote di sovranità nei processi di decisione politica sia nella scelta dei fondamenti valoriali, che negli indirizzi programmatici, piuttosto che dei candidati e dei leader.
 
Queste pratiche di cittadinanza partecipata possono avere caratteri differenziati da quelli consultivi a quelli decisionali veri e propri. Del resto qua e là sono state messe in atto modalità di partecipazione decisionale, oltre gli aspetti elettivi codificati, sia nelle istituzioni che nei partiti, ci sono sia referendum abrogativi che consultivi e, già prima delle primarie con potere deliberativo.
 
Con la sussidiarietà tra livelli amministrativi e tra istituzioni e i cittadini sono evidenti le possibilità di scelta e di indirizzo.
 
Nella società in rete il risultato è il processo, è la natura costitutiva ed evolutiva del contesto procedurale/regolativo/normativo ciò di cui la politica deve preoccuparsi affinché questi presupposti consentano una piena partecipazione plurale, cioè una positiva evoluzione della democrazia.
 
Questo è già evidente nelle esperienze di urbanistica partecipata attraverso le Reti Civiche.
 
Una politica capace di usare la rete non come vetrina o come distributore di spamming elettorale bensì per la conoscenza e la pubblicità delle istituzioni e come impresa di partecipazione collettiva, risulterà capace di risposta alle domande, ai desideri e ai bisogni dell'era dell'interconnessione digitale globalizzata.
 
 
UNA GIUSTIZIA DIGITALE, SEMOPLICE, EFFICACE E PARTECIPATA
Un settore chiave è poi rappresentato dalla amministrazione della giustizia:appare assolutamente necessario introdurre una politica dell'innovazione basata anche sul rinnovamento procedurale e strutturale e sulla adozione di standards e strumenti informatici avanzati.
 
Anche per questo settore è necessario passare da astratte strategie di pianificazione ad una politica di partecipazione dei rappresentanti degli interessi in gioco basata su obiettivi di informatica giuridica e giudiziaria condivisi da tutti gli utenti e i protagonisti con la creazione di una vera e propria Agenzia in grado di interloquire e suggerire pratiche e soluzioni in tempi rapidi con il forte coinvolgimento dei magistrati, degli avvocati e del personale amministrativo.
 
E' sul terreno della giustizia, dove da più di venti anni si assiste a vane sperimentazioni, che si gioca buona parte della credibilità delle istituzioni, sia in termini di spesa pubblica che di efficacia delle soluzioni adottate, le quali per essere credibili devono essere semplici, condivise e in grado di interoperare in tempi rapidi.
 
 
UN MERCATO APERTO PER I CONTENUTI E PER LE SCELTE
Un mercato aperto per gli operatori, quindi per i contenuti, conveniente per gli utenti/consumatori che possono così scegliere e orientare l'offerta richiede la garanzia dell'interoperabilità, dei formati aperti e la caduta dei muri dei giardini murati/walled garden a costrizione verticale e asservimento tecnologico nei quali i consumatori sono costretti dai contratti con i singoli operatori telefonici e/o televisivi.
 
Uno standard aperto grazie a solide specifiche pubbliche e tutelate permette di avere un formato universale per le proprie informazioni garantendo la compatibilità con il passato.
 
Solo standard aperti e condivisi e l'interoperabilità garantiscono la possibilità di sviluppo qualitativo di tutte le evoluzioni tecnologiche e la possibilità per i consumatori di un pieno utilizzo della convergenza digitale con il libero trasferimento e la libera fruizione dei contenuti e dei programmi.
 
Gli operatori devono essere tenuti a offrire strumenti tecnologici, piattaforme e servizi inter-operabili al fine di garantire la piena convergenza.
 
E' la competitività e non la rendita di posizione dell'impresa dominante a permettere l'innovazione. Occorrono una effettiva liberalizzazione ed una iniziativa pubblica mirata per favorire aggregazione tra imprese, reti consortili e di condivisione di servizi invece di piccole società a monopolio territoriale partecipate dagli enti pubblici.
 
Una effettiva concorrenza costituisce la garanzia per la trasparenza del mercato, per la condivisione e lo sviluppo delle tecnologie di base contro le parassitarie rendite di posizione.
 
 
L'IMPRONTA DELL'IT
Il mondo della Tecnologia dell'Informazione è tutto meno che virtuale, esso dà luogo ad uno straordinario consumo di energia ed ad una incredibile quantità di rifiuti.
 
Allo stesso tempo proprio la capacità di innovazione che gli è propria può consentirgli straordinari risparmi energetici, oltre al contributo al risparmio attraverso l'innovazione delle diverse attività, nonché la possibilità dell'uso di materiali innovativi e riciclabili.
 
Occorre una politica pubblica specifica che indirizzi ed incentivi la sostenibilità nell'IT, a partire dalle necessarie modifiche normative che consentano ad un PC dismesso di essere riusato senza divenire rifiuto speciale. Il peso dell'impronta sull'ambiente e sul futuro dell'IT è dato dalla stretta relazione tra un mercato aperto alla competizione tecnologica e alle politiche che lo consentono e lo richiedono.
 
 
UN NUOVO MONDO RICHIEDE NUOVE REGOLE
Nella rete digitale interattiva più un contenuto è scambiato, meno si consuma e più contribuisce a produrre valore, la rete riconosce la qualità dei servizi e delle piattaforme non conosce la scarsità dei contenuti ma la loro condivisione.
 
I modelli commerciali di successo sono quelli che rispondono alla natura interattiva delle reti sociali di relazione. Occorrono nuove tutele coerenti per il lavoro degli autori capaci di articolarsi lungo le modalità differenziate del loro uso.
 
Occorre una netta differenziazione tra P2P, condivisione di contenuti e contraffazione quando non si ha un uso a fini commerciali dei contenuti. Occorre un pieno recepimento dell'uso corretto/fair use,l'occasione è offerta dal recepimento della Direttiva UE Ipred2 che ha introdotto, per i riflessi penalistici, il fair use in Europa.
 
Il servizio pubblico radiotelevisivo già oggi potrebbe dare un contributo decisivo affinché si attivino nuove pratiche e nuovi processi di accesso alla conoscenza, a partire dalla messa a disposizione effettiva e non discriminatoria di tutto il patrimonio costituito dall'Archivio RAI, come da anni fa la BBC. 74 delle 75 Università italiane, insieme a centinaia in Europa, aderiscono alla Dichiarazione di Berlino per un libero accesso alla conoscenza, la Commissione Europea ha dato il via ad un'ampia consultazione a partire dal "Libro Verde: Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca" eppure in Italia è ancora tutto da fare a partire dalla modificazione della legge sul diritto d'autore prevedendo uno specifico canale per il copyright utile alla ricerca e alla didattica (non degradate).
 
Vanno cambiate le regole del gioco nel mercato dell'editoria scientifica in modo che diversi modelli economici possano competere equamente. Solo una gestione aperta della conoscenza rende possibile la disseminazione dei contenuti per cui: archivi aperti e libero accesso, promuovere l'editoria elettronica eliminando le imposte che gravano su di essa come raccomanda la Commissione Europea.
 
Oggi il 90% degli articoli scientifici pubblicati è chiuso in roccaforti private con accesso a pagamento, uno strumento di controllo del sapere in mano a pochi privati: la mappatura della ricerca mondiale è uno strumento potente e pericoloso di meta informazione.
 
L'Italia deve intervenire in Europa affinché si traduca l'affermazione del Libro Verde per cui "la produzione, la diffusione e la valorizzazione delle conoscenze sono al centro del sistema della ricerca". Così strumenti di analisi bibliometrica, che raccolgono indicazioni scientifiche e statistiche di utilizzo, relativi a nuovi farmaci, nuovi materiali o progetti di ricerca devono essere progettati come beni pubblici in uno spazio aperto. Il nostro Paese si deve impegnare affinché il Parlamento Europeo approvi una direttiva per il pluralismo informatico e il libero accesso alla conoscenza, la condivisione della conoscenza e la partecipazione informata ai processi di definizione delle policies.
 
 
UN NUOVO MONDO RICHIEDE NUOVI DIRITTI
Il Parlamento e la Commissione Europei devono essere pienamente coinvolti nel processo di definizione di un Internet Bill of Rights avviato nell'Internet Governance Forum delle Nazioni Unite, attivando tutte le misure di armonizzazione tra le Carte ed i Codici adottati e Internet con la sua specifica dimensione, perché in Rete i principi già affermati assumono un altro significato.
 
Occorre una relazione tra i legislatori e i Codici di Autodisciplina di nuova generazione che nascono dalla relazione tra interessi di settore e soggetti pubblici.
 
La condizione digitale nella quale vivono i cittadini, sia quando sono connessi, sia attraverso relazioni e registrazioni “inserite”, è potenzialmente una condizione di totale tracciabilità.
 
La libertà di un cittadino passa attraverso la sua piena disponibilità del suo corpo e delle informazioni ad esso legate, così come passa attraverso la libertà di pensiero, di scelta, di fede e delle informazioni ad esse collegate. Il cittadino nella società digitale deve essere pienamente consapevole delle possibili rilevazioni di informazioni a lui collegate e dei loro possibili usi.
 
a definizione di “dato personale” contenuta nella legislazione italiana comprende anche l'indirizzo IP di un utente Internet, perché attraverso di esso ed la registrazione dei Provider si arriva alla sua identità,per questo in relazione a queste possibilità l'utente deve poter dare il proprio consenso informato. Ben oltre il "diritto ad essere lasciati soli" la privacy nella dimensione digitale interconnessa ha ormai assunto una funzione di significazione dei caratteri democratici di un sistema, rilevando altresì il diritto ad esprimere la piena e specifica personalità di ogni cittadino.
 
Così la tutela di interessi legittimi, che siano opere di ingegno, limiti di velocità, proprietà private, deve muoversi in armonia con le garanzie del Codice della Privacy e con i poteri attribuiti dalla Costituzione alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine, con le garanzie sostanziali e processuali previste dai codici e in ambito internazionale, senza sostituirsi ad essi.
 
Così l'Autorità Garante per la Privacy deve poter verificare a priori le pratiche e le relazioni tecnologiche che implicano e/o consentono rilevazioni inerenti la sfera personale dei cittadini, esercitando così il principio di precauzione. Va comunque salvaguardata l'azione efficace della magistratura e delle forze di polizia nel caso di gravi reati commessi in rete in un quadro di specializzazione e di comprensione delle esigenze di riservatezza, oggi più che mai indispensabili.
 
 
NUOVE REGOLE, NUOVI MODI DI FARE REGOLE
Affinché le regole di riferimento per una policy siano efficaci fattori abilitanti per una economia della conoscenza occorre una partecipazione informata alla loro definizione da parte di tutti gli attori interessati. Fatte salve le prerogative proprie dei legislatori e delle autorità indipendenti preposte occorre che la partecipazione informata sia costante e garantita da aggregatori di sensibilità differenti.
 
La natura pervasiva della rete digitale interattiva e delle sue convergenze non può essere circoscritta in un solo settore dell'amministrazione, la sua trasversalità e la sua dinamica orizzontale richiedono uno sguardo contestuale al fine di evitare politiche altamente contraddittorie tra loro.
 
Per questo risulta fondamentale l'esercizio di una governance che verifichi e garantisca la sostenibilità, l'efficacia e l'utilità delle scelte.
 
La Consulta sulla Governance di Internet promossa dal Ministero dell'Innovazione ha costituito un ulteriore sviluppo dell'azione iniziata nella legislatura precedente per una partecipazione aperta al WSIS ONU, attivando una relazione di dialogo innovativa con tutti gli attori sociali ed istituzionali interessati.
 
Occorre consolidare la sua azione sia in vista del prossimo appuntamento IGF ONU di Delhi per la definizione della "Carta dei diritti e dei doveri di Internet" attraverso un processo multistakeholders degli interessi pubblici, privati e della sussidiarietà e multilevel che interessi i diversi piani istituzionali locali e globali.
 
L'azione della Consulta deve consolidare i rapporti ed il coinvolgimento del Parlamento Europeo sia la relazione con le scelte normative e legislative interne inerenti Internet. Per questo sarebbe di grande efficacia una relazione stabile tra la Consulta, il Governo e le Camere al fine di dare preventivamente il proprio parere consultivo ai Ministeri e alle Commissioni che trattano i singoli provvedimenti.
 
Per affrontare l'insieme della sfida innovativa invece che una trattazione settoriale e separata tra ministeri occorre un coordinamento nella politica del Governo attraverso il “Comitato dei Ministri sulla Società dell'Informazione”.
 
 
UN SENSO COMUNE NELLA SFIDA ALL'INNOVAZIONE
Governo, Parlamento, Regioni ed Enti Locali dovrebbero preparare e dare vita agli “Stati Generali della Conoscenza” attraverso un percorso aperto e partecipato, a partire dal pieno coinvolgimento di tutti gli attori del sistema educativo e formativo.
 
Bene evidenzia Bertolini, nella “Pedagogia fenomenologica”, che “la conoscenza come insieme dei saperi costituiti ha a che fare con l’educazione in quanto è attraverso di essa che quegli stessi saperi si possono conservare nel tempo e riprodurre, ma anche che essa è un processo di costruzione continua e imprevedibile che per realizzarsi come tale ha addirittura bisogno di un’educazione non ripetitiva e neppure solo cumulativa, ma aperta, dinamica e persino deviante”.
 
E’ più funzionale un quadro aperto che richieda dialogo e contaminazione in luogo dell’esclusività, condizioni per la creatività in luogo della ripetitività, modelli economici e commerciali basati sull’aumento qualitativo e quantitativo del prodotto immateriale condiviso, in luogo del suo consumo ed esaurimento, la condivisione in luogo della scarsità, la responsabilità in luogo del controllo.
 
Oggi è la sanzione ciò che attende i trasgressori di norme e procedure, al contrario, in un futuro possibile, saranno standard aperti evolutivi e condivisi.
 
Nel lavoro cognitivo risulta straordinariamente produttivo condividere modalità operative e di relazione capaci di valorizzare la condivisione piuttosto che la discrezione.
 
L’accessibilità e la trasparenza relativi ai processi di sviluppo delle soluzioni diventano cruciali rispetto al non detto e alla non visibilità.
 
Dietro alle soluzioni più efficaci tanto nell’innovazione di processo che di prodotto nella società digitale, della conoscenza e dei servizi, vi è una combinazione libera di potenzialità creative, di organizzazione del tempo e dello spazio del lavoro cognitivo.
 
Questa libera combinazione richiede modelli normativi e strutture organizzative basati sulla condivisione della conoscenza, richiede di riconoscere la cooperazione in rete come mente collettiva, come mente distribuita, richiede di riconoscere la cooperazione come apprendimento relazionale, con libertà di accesso, di espressione, di ricerca. Occorrono garanzie costitutive per queste libertà, occorrono una consapevolezza ed una cultura che le riconoscano come bisogni e che le esigano come diritti.
 
 
Firmatari:
Fiorello Cortiana, Adriano Bassignana, Vittorio Bertola, Ezio Bianchi, Nadia Bongiovanni, Vincenzo Bustinto, Giuseppe Corasaniti, Massimo Silvano Galli, Carlo Infante, Flavia Marzano, Enrico Nardelli, Marco Pancini, Ettore Panella, Elena Pavan, Gabriele Ruffatti, Stefano Quintarelli, Giovanna Sissa